16 de octubre de 2011

Dibattito Forum


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TRADING

Gelindo Castellarin

(fonte Milano Finanza on line)

Un fantasma si aggira nel mondo occidentale: il Default,[i] il fallimento cioè l’incapacità di un soggetto, di banca, di un Ente o di una intera nazione (vedi Grecia) di far fronte al pagamento dei propri debiti (insolvenza) contratti nel mercato finanziario globale. Negli anni ’60 e ’70 sino ad oggi i Governi Europei, ma in particolare l’Italia, per venire incontro alle pressanti domande di benessere e di garanzie assistenziali provenienti da masse sempre in lotta e sempre più determinate a esigere i propri diritti irrinunciabili, accanto alle fameliche spese della politica e degli accapparamenti generalizzati delle rendite di posizione dei gruppi dominati, hanno contratto sul mercato internazionale debiti obbligazionari esorbitanti che per la sola nostra nazione ammontano al record di 1’911,807 miliardi di euro.

Il debito ha un costo annuo, in interessi, di 70 miliardi di euro che tutti noi italiani paghiamo con le tasse, ma di fronte ad un Pil sempre più debole il rapporto debito/Pil aumenta erodendo sempre più la ricchezza dello Stato ( oggi il rapporto è al 120%). Le Agenzie di rating ( di classificazione) Standard and Poor's Corporation (S&P )insieme a Moody's e Fitch Ratings stimano la capacità dello Stato di far fronte al debito nel futuro, ma visto la stagnazione economica, l’aumento delle spese pubbliche parassitarie e l’instabilità politica prevedono che il rischio di insolvenza stia progressivamente aumentando e così declassano il “valore” della ricchezza di uno stato.

Il Mercato finanziario globale, concentrato nelle grandi banche sovranazionali che sono i collettori dei risparmio mondiale, per premunirsi da questo rischio aumentano i

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tassi di interesse generando così un incremento del debito stesso, cosicché lo Stato, con tutti noi, è sempre più povero. Contemporaneamente, negli stessi anni, un Capitalismo ben temperato e maturo ha creato il boom economico e l’espansione dei consumi, istituendo il diritto al benessere , al consumismo sfrenato ed alla compulsione dello shopping. Ora, dopo anni di euforia, la festa è ferità! La globalizzazione ha reso sempre più poveri i ceti produttivi dell’Occidente, ha creato la precarizzazione e la disoccupazione dei giovani, ha reso tutti più incerti, insicuri disorientati senza più la fiducia verso il futuro. E’ la depressione! Qualcuno, come gli Indig-nados, amerebbe avere un Re a cui mozzare la testa. Ma non ce ne sono!.

“Non si tratta certo di demonizzare il mercato – scrive Carlo Vigano- , di cui l’Italia è stata la culla all’epoca del rinascimento, ma di spiegare come l’analisi dimostri che il denaro non è una supplenza del N-d-P, non è cioè un sinthomo. Solo la coniugazione analitica di universale e singolare può far avanzare la civiltà del consumo, dandole il buco che la può orientare come alternativa al pareggio di bilancio. Naturalmente quello del risparmio non è quello delle mani bucate (falso buco, perché de-soggettivato).”

In questo scenario, soprattutto dopo la caduta delle Torri gemelle, un soggetto comunque già presente nei mercati sin dal Rinascimento ha preso prepotentemente il sopravvento: è il Mercato Finanziario Globale. Infatti se gli Stati, le Imprese e le Famiglie hanno sempre più bisogno di denaro, il Denaro diventa un prodotto che, durante i tempi di penuria, assume un costo sempre più crescente e sarà imprestato sul mercato obbligazionario ed azionario (Credito) solo a chi saprà garantire una remunerazione ed una solvenza, con costi sempre più incrementati. Entra in scena, così. il moderno Pifferaio ( l’Investitore, i grandi gruppi bancari) che rastrella il bene-denaro sul mercato mondiale e lo offre ai migliori offerenti. Non solo, aiutato dal suo assistente, il Trader (Negoziatore) l’Investitore specula sulle fluttuazioni del valore del bene-denaro cercando di capitalizzare rendite ricavate dalla differenza tra valore attuale del bene-denaro ed il possibile valore futuro (ore giorni, mesi ed anni). Se la sua previsione sarà vera avrà guadagnato, se sarà falsa avrà perso.

Ma è furbo e se è grande ed avrà gli algoritmi previsionali giusti (software a reti neurali di enorme complessità, a diverse migliaia di righe di codice) saprà certamente trovare sempre un tornaconto.

Così, è del tutto ovvio, in una logica di predazione, che l’Investitore ed il Trader facciano l’impossibile per capitalizzare rendite future anche a costo di far fallire uno Stato per depredarne i beni a prezzo di realizzo , per poi rivenderli al maggior offerente. C’est la vie e non ci sono all’orizzonte alternative più credibili del libero mercato. Con Hegel potremmo dire che ciò che è razionale e reale e ciò che è reale è razionale.

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Perché mai la Psicoanalisi dovrebbe interessarsi a queste questioni materiali? Il Denaro non è forse lo sterco del Diavolo? E poi, con Freud, guerre, predazioni , sopraffazioni e nuove schiavitù non sono il vero volto dell’umaniteria ordinaria?.

Penso che tutti noi del Campo freudiano dobbiamo molto riflettere sulla condizione attuale postmoderna e postcapitalistica, capitalfinanziaria si potrebbe dire. Infatti, le guerre finanziarie al tempo sincronico di Internet, con la loro logica predatoria, sono del tutto diverse dalle guerre tradizionali , cosi che anche le analisi che circolano nel campo della Psicoanalisi centrate sul modello di Psicologia delle masse ed analisi dell’Io se sono ancora valide per i fenomeni di gruppo locali, stentano ad offrirci una logica a livello globale.

Del resto i Padroni delle ferriere non ci sono più e neppure i capetti Ben Alì, Mubarak, Gedaffi, al-Assad ed altri, ma anche gli Obama, i Sarkosy, i Berlusconi non hanno certo vita facile, quando anche i Barbuti di Al Qaeda, pure loro, stentato a farsi ascoltare tra le masse arabe, che, a loro volta, fanno le Rivoluzioni verdi per avere maggiore libertà e più capitalismo.

Accanto all’Impero immaginario, costruito sul Discorso lacaniano del Capitalista, una nuova religione fa capolino con le sue conseguenze sintomatiche: la Religione del Trading, impersonale, predatoria, privata, bulimica, cocaineggiante, bullistica, oscena e reale.

Questa Religione, però, è la vera sfida per noi analisti! Come trattare, senza un ricorso alle Sacrestie, un Reale che fa della perversione predatoria la sua Religione ma non ascolta Verbo?

La Psicoanalisi potrà dire e fare ancora qualcosa?



[i] Vedi: http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/parole/delleconomia/default.html.


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