17 de octubre de 2011

SLP-Corriere: LQ N. 30 ( italiano)

Traduzione: Rosana Alvarez

Revisione: Isabella Ramaioli

Domenica 18 settembre 09 00 ore (GTM+1)

NUMERO30

Io non sarei mai mancato a un seminario per niente al mondo - PHILIPPE SOLERS

Vinceremo perché non abbiamo altra scelta - AGNES AFLALÒ

François Leguil

DÉTRITUS

Quanto di Detriti sarà scaricato sull’affare DSK? Si chiede Raphaël Sorin in LQ 12. L’editore pensa sicuramente all’avvenire editoriale dell’avvenimento, ma si può dare a questa parola dettritus, un altro “valore” che è quello della “poubelication” dei futuri libri.

Come con il fatto seguente: un anziano primo ministro francese, un tempo candidato alla presidenza della Repubblica, annuncia pubblicamente in televisione che il suo vecchio collega di governo, che avrebbe dovuto essere egli stesso candidato alla Presidenza, è “affetto da una malattia mentale”. Il discorso a urtato la maggior parte di noi. Non si tratta di sapere ne se giudichiamo sfavorevolmente la condotta dell’anziano direttore del FMI, né se non abbiamo nessuna opinione, nemmeno se saremo benevoli. Si tratta di sapere che ciò che ci è tanto dispiaciuto a questo proposito – che sarebbe scandaloso se egli non fosse stato indigente sin dall’inizio - deriva dall’idea che la nostra pratica la traiamo dalla clinica.

Notiamo che nella loro corporazione un altro uomo politico, vecchio ministro della cultura, offre l’abbozzo di una risposta adeguata: la formulazione è inaccettabile, dice in sostanza, perché non si tratta né del normale né del patologico, ma di una questione che tocca la padronanza delle pulsioni, di cui è discutibile dubbioso che chi fa la diagnosi – o in ogni caso chi insulta - lo faccia osservare a chiunque. Padronanza delle pulsioni, la famosa “Bändigung des Triebes” freudiana di “Analisi terminabile e interminabile”. Ricordiamoci che a metà maggio, interrogato dal quotidiano “Le Point”, Jacques-Alain Miller prendeva le cose da questo versante: quello della pulsione che non permette in quanto tale, di decidere chi è malato e chi è sano nel corpo e nello spirito; si tratterebbe di un reale, quello della pulsione, a partire dal quale sembrerebbe molto avventuroso concludere senza altre forme d’investigazione.

Tuttavia la “modernità” delle cliniche mondializzate darebbe ragione ai diagnosti di Canale +. Consultiamo Wikipedia: “La dipendenza sessuale si caratterizza dalla perdita di controllo della sessualità e della ricerca di comportamenti patologici legati all’atto sessuale, malgrado la conoscenza delle sue conseguenze negative. La sua immissione nel DSM IV non tarderà... Il concetto di dipendenza sessuale è stato introdotto per la prima volta a metà degli anni 70 a Boston... Questa malattia è stata in seguito oggetto di un lavoro...” Se c’è malattia, allora la diagnosi è lecita, può pensare una mente ingenua! Ma, in questo caso, perché siamo stati sgradevolmente colpiti dal fatto che un uomo di nota intelligenza commetta questo genere di stupidaggine epistemologica? Ripetiamo: ci sembra che la nostra opinione sull’affare stesso - qualunque essa sia: orgogliosa indifferenza, lucidità critica o un’indulgenza disincantata - non è in causa. È qui che il termine scelto da Raphäel Sorin è prezioso: detriti.

Nel suo “Dizionario storico della lingua francese”, Alain Rey spiega da dove proviene la parola e il suo destino. Dice con precisione: è dalla metà del XIX secolo che detriti ha preso il senso che gli si dà oggi. Prima, s’impiegava un termine d’origine simile: detrimento. Non è questa la vera questione: qualunque sia il fondamento delle sue premesse, la benevolenza delle sue intenzioni, nel campo “psi” una diagnosi è sempre stigmatizzante e rischia continuamente di essere posta in DETRIMENTO del soggetto “diagnosticato”. Mille e una ragione lo spiegano. Bisogna cercare nella storia della nostra clinica, presso i medici, i filosofi, gli psicologi, i sociologi, ovunque, e dire perché i nostri punti di répere nosologici non hanno mai potuto premunirsi da contaminazioni, sempre deresponsabilizzanti, spesso svalutanti e a volte insultanti. Alla fine tutte le diagnosi nel campo “psi” apparirebbero sotto i loro volti di detrimento. Bisogna sapere perché, e sapere quale logica presiede questa dannosa maledizione delle invenzioni tassonomiche.

Con la pubblicazione di “Io parlo ai muri”, J. Lacan incoraggia – e non poco- ad entrare in questi dibattiti: “E’ tanto tempo che frequento queste mura...è inscritto all’incirca nel 1925-1926. All’epoca, gli interni perciò che è dell’ignoranza, erano un po’ là... Io vorrei far osservare che, per quanto riguarda le sale di guardia, c’è comunque qualcosa di stupefacente, che fa ai miei occhi la continuità tra gli anziani e quelli più giovani; è a quel punto, nei riguardi della direzione che prendono i saperi, che la psicoanalisi nulla ha migliorato”.

JACQUES ALAIN MILLER

Messa a punto

A proposito dei vecchi numeri di Lacan Quotidien, in vista di pubblicare una selezione di testi apparsi dopo un mese, sono incorso sulle dicerie che mi sono state attribuite concernenti l’attuale PDG di Seuil, e che io avrei detto per strada, davanti alla libreria Mollat a Bordeaux. Non ricordo di essermi espresso in questi termini. In ogni caso, tengo a fare una messa a punto generale sulle questioni editoriali in corso.

1) Il mio conflitto con Seuil, e segnatamente con il suo attuale PDG, adesso è di dominio pubblico. Considero che non fosse ragionevole, né decente, né conforme alle usanze, far rispondere attraverso il servizio stampa, quando un editore voleva invitarmi in occasione dell’uscita di due libri di Lacan da me redatti, per i trent’anni dalla sua morte, che ero irraggiungibile, che il SP non aveva il mio indirizzo, né il mio numero di telefono, né la mia e-mail, né la mia foto, e di invitare piuttosto Madame Roudinesco. Tutto ciò è stato detto ovunque, cosa inedita nell’edizione francese, e mi ha motivato ad uscire dalla mia discrezione abituale. Ho constatato d’altronde che la mia persona, e spesso la menzione stessa del mio nome, sono stati proscritti in numerose riviste, giornali e trasmissioni radio che hanno dedicato dei dossier e delle serie a Lacan. Al contrario Madame Roudinesco era invariabilmente là, presentata allo stesso tempo come storica e come esperta numero uno di qualsiasi materia lacaniana. Ricordo che Madame Roudinesco figura nel catalogo di Seuil in ogni dove, salvo errore di parte, con un opuscolo di 175 pagine - in libreria dal primo settembre - e che è, inoltre, presentato ovunque congiuntamente al Seminario XIX di Lacan e al suo Io parlo ai muri, da me redatto. Invito i miei amici a fotografare dappertutto le vetrine e i tutte le esposizioni delle librerie, ed ad inviarmi tramite e-mail queste foto, indicando il luogo e la data.

2) Pertanto non ritengo il PDG di Seuil un “pazzo”, né un “anormale”: lo considero un uomo innamorato della sua compagna, probabilmente affascinato da lei, e per questo condotto ad un “accecamento” conforme ad una logica derivante da un altro proposito, attraverso il Presidente Roland Gori, dell’Università d’Aix –Marseille (vedi Marianne pubblicato ieri).

3) Allo stesso modo, non detesto lo sfortunato PDG; ha fatto semplicemente un passo falso di cui dovrà rispondere davanti ai tribunali.

4) Ho convenuto con Hervè de la Martinière, che resterò nel suo Gruppo editoriale; che non lavorerò più sotto il nome di Seuil, né con nessuno di Seuil; che lavorerò per la casa editrice La Martinière e con le persone impiegate in questa casa, con l’esclusione di tutto il personale dipendente di Seuil; lavorerò anche con Navarin éditeur, in collegamento con le edizioni LM e il distributore Volumen.

5) Mi rallegro di ritrovare nel gruppo La Martinière, la mia amica Valérie Gautier. Ho lavorato molti anni con Valery in Seuil, che ha lasciato alcuni mesi dopo l’arrivo del nuovo PDG per incompatibilità di carattere con lui. Dopo un passaggio alla direzione del design della RMN (Riunione di Musei Nazionali), Hervé l’ha reclutata come responsabile del design di tutto il gruppo LM. Mercoledì scorso abbiamo passato quattro ore insieme, Valery ed io, negli uffici dell’editore LM, facendo ogni sorta di progetti nella migliore atmosfera del mondo. Ho fatto conoscenza delle sue collaboratrici, Madame de La Martinière e del direttore commerciale: tutti molto simpatici, dinamici, diretti, semplici. Così me ne vado da Seuil, laddove diversi editori sono ora inquieti di perdere il loro impiego, preoccupati dell’avvenire della azienda, e dove alcuni sognano di andarsene. Mi sono detto che ho fatto la scelta giusta.

6) Pranzo mercoledì prossimo con Hervé a Montparnasse. Conto di avere la sua opinione sul programma di pubblicazione elaborato con Valéry e del quale gli parlerà questo lunedì.

7) Mi si riferisce che il PDG di Seuil pretenderebbe di proseguire senza di me la Collezione del Campo Freudiano. Questa collezione è stata fondata da Lacan, come, infatti, fa fede la menzione riportata su tutti i libri della collezione. Ogni tentativo dell’attuale PDG di impossessarsi impropriamente di questa firma, mi costringerebbe a una replica giudiziaria immediata in nome del diritto morale.

8) I PDG di Seuil sono stati nominati e dimessi da Hervé. Io non gli ho chiesto in nessun momento la testa dell’attuale PDG, perché non sono i miei metodi. Preferisco che egli faccia la sua esperienza fino alla fine con quell’editore. Ricordo solo che l’azione molto speciale di quel PDG è già valsa a Seuil, filiale del gruppo LM:

a) Un processo intentato da Judith Miller;

b) La rottura dei legami con me, attivi nell’azienda dal 1966;

c) La dipartita del suo autore fra i più prestigiosi, Lacan;

d) Un secondo processo sarà da me intentato, in ragione dell’azione promossa ultimamente da Seuil, al momento dei trent’anni della morte di Lacan, per la pubblicazione in Le Monde, senza il mio accordo, di una pubblicità colpevole che punta ad associare nella mente del pubblico il marchio di Seuil al nome di Lacan, nel preciso momento in cui lascio Seuil;

e) Un terzo processo che intenterò se questo PDG pretende di proseguire la collezione del Campo Freudiano senza il mio consenso e di tenere sotto contratto contro la loro volontà, i tre autori che hanno dato i loro manoscritti a Seuil, come da mia richiesta, per la pubblicazione nel Campo Freudiano e specificamente: Sonia Chiriaco, Clotilde Leguil, e Jean Claude Maleval. Ciascuno di loro mi ha confermato ieri la decisione di non pubblicare con Seuil. I due che hanno ricevuto negli ultimi giorni un assegno, lo rinvieranno al mittente senza toccarlo. Ogni insistente pressione esercitata su uno di loro dall’attuale PDG provocherà una replica giudiziaria da parte mia, poiché avendo io stesso messo questi tre autori in contatto con Seuil, intendo proteggere la loro tranquillità mentale, ora turbata dalle manovre dell’ultima ora, che indicano lo smarrimento di una direzione che non ha più scampo

9) Lacan evoca da qualche parte “l’alto Prezzo del rigetto” (le Prix haut-le-coeur) che sembrano meritare certi autori. Ebbene, se questo prezzo esiste per gli editori, so bene a chi assegnarlo. E voi?

CORRIERE

DA RAFFUT PER RAFAH.

Christophe Dubois. L’incarceramento di questa donna impegnata ci rattrista. Il suo impegno a favore del dialogo, la sua domanda di riconoscimento delle sofferenze del popolo della Siria, ha avuto come risposta una messa a tacere che ci rivolta. Freud deve subire ancora e regolarmente le moderne autodafè. A questa collera, a questa tristezza, noi possiamo rispondere col nostro essere, e, come dice Jacques- Alain Miller, distinguere i brontolii dalle rivolte. In casi simili, è la rivolta che deve primeggiare, essa richiede che diamo qualcosa di noi. Ho interpellato l’insieme dei parlamentari federali ed europei dei Verdi belgi francofoni. La reazione non si è fatta attendere: un comunicato stampa inviato, una missiva è stata indirizzata al ministro belga degli affari esteri e all’ambasciata, una rete d’informazione era iniziata verso due grandi ONG (Human Rights Watch et Amnesty International Belgique), il parlamento europeo è stato informato ieri in sessione plenaria dall’eurodeputata Isabelle Durant, tutto ciò è fondamentale. Continuiamo, diffondiamo, incoraggiamo l’incontro dei nostri eletti nel mobilitare l’opinione pubblica. Anche questa è la comunità analitica di Lacan!

Gil Caroz. Per Rafah al Parlamento europeo. Il giovedì 15 settembre del 2011, durante una sessione plenaria del parlamento europeo a Strasburgo sulle “Questioni urgenti”, l’eurodeputata belga Isabelle Durant (Verdi) ha pronunciato nel suo discorso il nome di Rafah, indicando che si tratta di una psicoanalista imprigionata in Siria da alcuni giorni. Per Madame Durant, il Dott. Nached è un simbolo che rappresenta le vittime del regime siriano. Alcuni colleghi belgi dell’Eurofederazione di Psicoanalisi hanno fatto lo sforzo, alla vigilia di questa sessione, di fare circolare l’informazione sull’arresto di Rafah presso i deputati europei e i loro uffici. Noi speriamo che il messaggio sia arrivato a destinazione e di vedere nei giorni prossimi la firma di Madame Ashton, vicepresidente della commissione europea e alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica della sicurezza, sulla petizione “Liberate Rafah”. Un’azione di Madame Ashton potrebbe essere di grande aiuto per Rafah. Da lunedì prenderemo contatto con il suo ufficio al fine di attirare la sua attenzione sulla situazione di Rafah e di chiedere il suo sostegno.

Illustrazione della pagina 1: Paul Flamand (a sinistra) e Jean Bardet, cofondatori di Seuil.

LACAN QUOTIDIEN Anne Poumellec, editrice.

Pubblicato online per Navarin editore: Eve Miller-Rose, presidente.

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