17 de octubre de 2011

SLP-Corriere: Dibattito Forum



FORUM SLP

Maurizio Mazzotti

DEBTONATION

L’esplosione del debito. L’espressione è di una economista inglese, Ann Pettifor, che la utilizzò per rendere conto dei drammatici eventi che portarono alla crisi del 2007, altrimenti nota come crisi dei subprime, dei crediti e mutui concessi su larghissima scala a quanti non avevano di che farvi fronte, in molti casi nemmeno un lavoro. All’epoca il governo degli Stati Uniti dovette sborsare cifre astronomiche, di denaro pubblico, per salvare un certo numero di istituti economici finanziari privati dalla catastrofe. Come riporta Luciano Gallino, nel suo ultimo ed eccellente libro sul “Finanzcapitalismo”, il Fondo Monetario Internazionale, che ha fatto i conti, ha valutato che la crisi dei subprime costerà ai governi una decina di trilioni di dollari di salvataggi di centinaia di enti finanziari. Ora, quattro anni dopo, ci risiamo, ma, come noto, questa volta il salvataggio riguarderebbe gli stati, e qui la debtonation è moltiplicata per dieci, venti, trenta?

Gli economisti sono propensi ad affermare che queste sono le conseguenze “patologiche” di un trentennio di progressiva sregolazione finanziaria, che ha portato alla situazione per cui, sempre nel 2007, gli “attivi finanziari globali” erano di quattro volte maggiori dell’intero PIL mondiale, in altri termini, fatta cento la ricchezza che si produce economicamente, il “denaro” a vario titolo che circola è quattrocento. Si chiama “eccesso” di liquidità, ripetto a quanto si produce materialmente. Eccesso di liquidità che circola solo, come dice Gallino, alla ricerca spasmodica di rendimenti finanziari eccezionali. Tutto il vocabolario utilizzato da coloro che studiano il fenomeno “patologico” è improntato all’oltre limite: non solo nel più, l’”esplosione” del debito, l’”eccesso” di liquidità, ma anche nel meno, caduta verticale della ‘ricchezza’ per tutti, stati compresi, senza lavoro o lavoro povero... Dall’eccesso del più, all’eccesso del meno, dalle patologie del sovrappiù, finanziario, alle miserie del meno, economico e materiale.

Al centro di questa spirale il debito. Freud, agli inizi del secolo, ne aveva già presa in carico una “ patologia” attraverso colui che è poi diventato “l’uomo dei topi”, quando giunse nel suo studio in preda ad una sua personale debtonation, in una transe da debito, impossibile da regolare. Già allora Freud ci aveva consegnato la verità scomoda del debito simbolico, il resto impagabile. Oggi Lacan ci consente di precisare come il debito è piuttosto un nome del reale, il reale anche superegoico, quello che, nella crisi dei subprime, agiva come imperativo, una sorta di “indebitati e godine”, laddove il debito entra in scena come ciò in cui si annida un godimento paradossale, opaco e fuori controllo, fuori operazione castrazione, trasformandosi in un Saturno che si mangia i suoi figli.


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